Biblioteca dellUniversita di Bologna

 

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Sino al 1992, anno di entrata in vigore della legge sulla trasparenza bancaria il nostro ordinamento era sostanzialmente privo di norme specificatamente dedicate a disciplinare la materia degli interessi nei contratti bancari, materia nella quale finiva per operare, senza sostanziali limiti, il principio di autonomia privata. Tale principio, tuttavia, era in concreto svuotato di contenuto reale a causa della preponderanza del potere del contraente banca, in grado di imporre integralmente alla controparte le regole del rapporto. Anche la giurisprudenza manifestava un pressoché generalizzato favor nei confronti del ceto bancario. La situazione si capovolse con la storica pronuncia 16 marzo 1999 n.ro 2374 della Suprema Corte di Cassazione, che ha riconosciuto l’invalidità della clausola di anatocismo basata sugli usi, a decorrere dalla quale la giurisprudenza di legittimità si è mostrata incline a considerare anche le ragioni della clientela. Tuttavia, a fronte di un orientamento della Suprema corte pressoché costante ed equilibrato, resistenze al nuovo corso si sono manifestate in parte della giurisprudenza di merito, nella dottrina, nel legislatore e, soprattutto, in Banca d’Italia, che ha ripetutamente cercato di ripristinare la situazione precedente. Senza entrare nel dettaglio, la resistenza alle nuove tutele dei clienti (spinte anche dalla normativa comunitaria) ha comportato conseguenze negative per tutto il sistema, banche comprese. Infatti, queste ultime si sono adeguate alle direttive di Banca d’Italia, salvo frequentemente scoprire, a posteriori, che erano considerate illegittime dalla giurisprudenza. L’argine a difesa del vecchio status ante 1992 ha comportato, e comporta, sempre nuove falle, causa di contenzioso. Si è passato così dall’anatocismo, all’usura, (eclatante l’estromissioni delle commissioni di massimo scoperto dal calcolo dei tassi soglia, completamente ribaltata dalla giurisprudenza), e da ultimo all’usura relativamente agli interessi di mora. Ancora, la resistenza degli Istituti di Credito su posizioni indifendibili, ha causato, indirettamente, il sorgere di associazioni di consumatori aggressive le quali affermano, sui media, che il 99% dei rapporti bancari è illegittimo. Abbiamo così due fronti contrapposti, da una parte coloro che sostengono che gli Istituti di Credito hanno sempre ragione, dall’altra quelli che danno sempre torto al sistema bancario, e tale ragioni fideistiche arrivano, inevitabilmente, in giudizio, senza alcuna possibilità di un incontro ragionato che soddisfi le parti sulla base di una lettura equilibrata del diritto. L’elaborazione di posizioni equilibrate, derivanti da uno studio competente, pacato e approfondito è la mission dell’Associazione Studi Bancari, i cui componenti seguono l'insegnamento dell'Alma Mater Studiorum, l’antica università che ha diffuso nel mondo il criterio di analisi universale, da vari punti di vista, dei problemi per raggiungere conseguire le migliori soluzioni.

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